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 La cosa migliore, non il male minore...

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AutoreMessaggio
C.Lazzeri
Farmacista M.S.F.I.


Maschile Numero di messaggi : 54
Data d'iscrizione : 15.04.08

MessaggioOggetto: La cosa migliore, non il male minore...   Mer Giu 17, 2009 12:12 am

Si discute sempre se sia meglio l'uovo oggi o la gallina domani, ma per i farmacisti (tutti) non c'è né l'uovo, né la prospettiva della gallina.

Il DDL 863 è un tentativo di mitigare la devastazione assurda causata dalle lenzuolate Bersaniane, che piuttosto che mandar via la polvere hanno invece sventolato fumo negli occhi a tanti professionisti (tutti).

In ogni caso il farmacista ne uscirà con le ossa rotte, a meno che non vi sia un preciso progetto a tutela dei servizi pubblici e del cittadino, utopia fino ad ora:
- meglio una liberalizzazione selvaggia con abolizione della pianta organica?
- meglio lasciare al farmacista l'esclusiva della dispensazione del farmaco, ma concedere la sanatoria ai piccoli, medi e grandi supermercati, che possono così realizzare una farmacia vera e propria, finendo per "strozzare" quelle vicine?
- meglio non lasciare l'esclusiva della dispensazione del farmaco al farmacista e concedere una lista limitata di farmaci in confezione starter ai supermercati, ma anche ad altri soggetti?
- meglio una "sanatoria" per le parafarmacie?
- meglio la fascia C alle parafarmacie?

Risposte certe non ne ho e purtroppo vedo troppa sicurezza nell'affermare certi concetti come incontrovertibili.
Io vado per ipotesi e cerco di capire i pro e i contro delle cose, non sempre riuscendoci.
Le ultime due le scarto a priori, perché a mio avviso, la prima è incostituzionale e fatta ad hoc per gli scellerati-furbi che hanno fatto un salto nel buio accecati dal flash-Bersani, non dimenticando che le parafarmacie sono di proprietà anche di titolari di farmacia; la seconda metterebbe in confusione totale i pazienti, dato che fra ASL, farmacie, parafarmacie, corner, non saprebbero dove reperire il farmaco prescritto, a causa dell’enorme differenza di offerta fra un esercizio e l’altro, col rischio di girare alla tonda tutto il giorno per acquistare 2 o 3 farmaci.

In base a questa situazione, è indispensabile fare chiarezza una volta per tutte e l’unica realtà conosciuta, testata, apprezzata e preposta alla dispensazione di tutti i farmaci è la Farmacia: è dunque indispensabile, per il paziente, chiarezza e sicurezza di dove acquistare il farmaco, oltre che ottenere consulenza professionale. Per questo è importante che sparisca la distribuzione diretta da parte delle Asl, vero disagio per il cittadino. Per questo le parafarmacie devono restare tali, senza condoni o furberie simili e seppur dirette da un laureato, restare attività commerciali, come sono adesso.
La famosa sanatoria porterebbe solo alla caduta della pianta organica, unico baluardo in grado di assicurare il servizio dove nessuno investirebbe un centesimo, ma dove la popolazione “sperduta” ha uguale dignità e diritto all’assistenza come il “normale” cittadino.
Dunque non vedo di buon occhio neanche la liberalizzazione selvaggia, proprio per questo motivo e non tanto per la “difesa del fortino”, che peraltro sarebbe più che legittima, dato che è il mio lavoro e la mia fonte di sostentamento, mantenuta con tanti sacrifici.

Il concedere la farmacia ai supermercati vuol dire strozzare tante farmacie e parafarmacie limitrofe, costrette a ridurre personale o a chiudere, con i soliti disagi per i residenti di quartiere. Perché si sa che la spesa si fa al super, ma se la notte serve un farmaco…sono dolori se non trovi la farmacia vicina.
Per ultimo mi lascio il DDL 863. E’ evidente che non mi faccia nessun piacere che i farmaci siano a libero servizio, seppur in confezionamento ridotto, in quanto ritengo che l’automedicazione responsabile sia difficile e certi farmaci, pubblicizzati come innocui, siano potenzialmente molto pericolosi, specie per chi è in trattamento farmacologico per altre patologie.
Capisco anche che in certi posti di passaggio, come autostrade e aeroporti, sia obiettivamente oneroso stipendiare 2 o 3 farmacisti per dispensare pochi farmaci, per cui l’unica soluzione, sempre per il paziente, sembra proprio una piccola lista di farmaci di consolidato uso a libero servizio. In base a questo, però, a mio avviso sono da stabilire i criteri e le limitazioni per ottenere la vendita di tali farmaci, in modo da evitare che si trovino ovunque, svilendo la figura del farmacista e dando l’impressione che trattasi di “merce” qualsiasi, spogliandola di ogni valenza sanitaria.
Cosa è meglio allora? E’ difficile, per me, anche se c’è chi pontifica e sproloquia elargendo sicurezze assolute.
Forse le cose migliori da fare sono:
- istituire farmacie dove c’è carenza di servizi
- bandire subito concorsi per esami e titoli per tali sedi, riservati ai non titolari
- rivedere la pianta organica ed assegnare un massimo e un minimo di utenza residente ad una farmacia
- lasciare le parafarmacie come sono, nate dal libero mercato e in balia delle regole dello stesso, senza preclusioni di vendita di otc
- riportare in farmacia la distribuzione diretta da parte delle Asl
- remunerazione professionale a prestazione per i servizi aggiuntivi, da corrispondere agli addetti, nominati per iscritto e comunicati alla Asl.

Sinceramente non vedo come si possa aumentare la remunerazione professionale del farmacista collaboratore se il sistema va in crisi o crolla. Vedo piuttosto licenziamenti facili, invece che un lavoro sicuro. Stabilizzare il sistema è il primo punto per ottenere una giusta remunerazione del collaboratore, per dare certezze a lui e al titolare e soprattutto al paziente. Il farmacista non titolare deve poter scegliere dove lavorare e deve avere a disposizione altri sbocchi lavorativi, in modo da non essere costretto a svolgere esclusivamente le sue mansioni in una farmacia, ma non si può pretendere di trasformare un servizio pubblico in una bancarella di un mercato marocchino, con 1 farmacia per ogni farmacista, altrimenti il collasso sarebbe immediato.

Per la questione tanto vituperata dell’ereditarietà della farmacia, dico che se si opta per il divieto, allora bisogna impedire anche la compravendita, dato che se il figlio del titolare è “imbecille per definizione”, altrettanto lo può essere il “figlio di papà” con la valigia piena di soldi in mano o l’ex collaboratore con il mutuo sulla groppa.
Allora l’unico sistema sembra il concorso, che dicono sia truccato e con domande da protozoi. Dunque anche qui l’”imbecille di turno” potrebbe assicurarsi l’ambita torta!
Cosa resta?
La “sanatoria”, (vero?) in modo che i soliti “furbi”, meritevoli professionisti che hanno avuto a cuore non i propri interessi, non il proprio “orticello”, ma “IL BENE”(?) della comunità, acquisiscano l’agognata farmacia senza alcuno sforzo o sacrificio, piovuta dal cielo come questi signori ODIAVANO.

Certo che la coerenza non fa parte di questo mondo, ma se c’è un sistema che funziona, nella sanità, è la Farmacia e se c’è un servizio pubblico apprezzato dal cittadino, è la Farmacia e non vedo il motivo di smantellamento di tale sistema, se non gli interessi di parte della politica e gli interessi economici di chi comanda il mercato e…la politica.
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