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 Antitrust: idee o fantasie?

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AutoreMessaggio
C.Lazzeri
Farmacista M.S.F.I.


Maschile Numero di messaggi : 54
Data d'iscrizione : 15.04.08

MessaggioOggetto: Antitrust: idee o fantasie?   Dom Giu 28, 2009 11:18 pm

Dal sito Younique:

L’autorità antitrust interviene sulle quote di spettanza dei farmaci

Con segnalazione del 7 maggio 2009 l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha comunicato al Parlamento e al Governo i possibili effetti discorsivi sulla concorrenza e sul mercato derivanti dall’attuale normativa sul sistema di remunerazione della distribuzione dei farmaci erogati dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN).
L’art. 1.40 della Legge 662/1996 stabilisce per le aziende farmaceutiche, i grossisti e i farmacisti quote (c. d. quote di spettanza) in percentuale pari a rispettivamente il 66,65%, 6,65% e 26,70% del prezzo di vendita al pubblico dei farmaci rimborsati dal SSN al netto di IVA.
Il SSN può inoltre applicare sulla quota di spettanza del farmacista non coperta dal ticket sconti percentuali parametrati su prefissati scaglioni di prezzo (es. 3,75% per prodotti con prezzo sino a Euro 25,81; 6% per prodotti con prezzo tra Euro 25,81 ed Euro 51,64; etc).
Secondo l’Autorità l’attuale sistema non favorisce la concorrenza poiché è basato su margini percentuali calcolati sul prezzo dei farmaci e non sui costi effettivamente sostenuti dai grossisti e dalle farmacie, ciò che comporta, essendo più remunerativa, la distribuzione dei prodotti più costosi.
Per gli stessi motivi lo stesso farmacista non è incentivato a orientare l’acquisto dell’utente sui prodotti con prezzi inferiori.

Coooosa? Ma come, ci fanno la multa per gli extra sconti sui generici e poi l’Antitrust afferma che siamo orientati a vendere il farmaco di marca perché più remunerativo e più caro? Con gli sconti regressivi?
Non c’è limite a questa farsa! E adesso COSA ci incentiva alla vendita dei generici, Sig. Catricalà, a parte l’obbligo di legge di proporli? Il guadagno? L’efficacia? Ma lo sa o non lo sa che ai medici, per qualche motivo, non piacciono?
Riassumendo, l’accusa è di non vendere i generici.

L’Autorità segnala inoltre che il sistema non impedisce il fenomeno dei c. d. extrasconti, ossia il fatto che le percentuali di margine fissate dalla legge non vengono rispettate nei rapporti di scambio intercorrenti tra produttori e distributori i quali negoziano (extra) sconti al fine di incentivare la distribuzione dei prodotti meno remunerativi da parte dei distributori e farmacisti, con la conseguenza che la competizione di prezzo tra i soggetti della filiera distributiva si sposta dall’utente finale al distributore e al farmacista.
Ecco il classico caso della contraddizione continua in cui casca codesta Autorità: adesso la negoziazione riguarda i prodotti meno remunerativi per incentivarne la vendita. Da quello che ne avevo capito prima mi sembrava che fossimo orientati, secondo l’accusa, a vendere i prodotti più remunerativi, cioè più cari. Forse mi sfugge qualche sottigliezza, ma la coerenza non è nelle vostre corde.
Riassumendo, l’accusa è questa volta di vendere i generici o comunque i prodotti a basso costo. Il perfetto contrario. A distanza di poche frasi...

Il sistema proposto dall’Autorità è dunque di riconoscere al farmacista una retribuzione a forfait per ciascun farmaco fornito all’utenza indipendente dal suo prezzo (c. d. sistema di fee for service), sistema che viene utilizzato, con diverse varianti e in alcuni casi in parte agganciato anche al prezzo del prodotto, in paesi quali il Regno Unito, Germania e Francia.
Immagino la proposta di retribuzione fee for service per il farmacista: 1 cent lordo a ricetta…o meno?
Immagino che le successive accuse saranno: “Il farmacista ha spedito più ricette del solito questo mese e ha intascato 2 euro in più rispetto a quanto previsto.
Dobbiamo ridurre il compenso, altrimenti si va a ledere il budget previsto per la farmaceutica”. Sbaglio?

L’Autorità propone anche che venga espressamente vietata la possibilità del fenomeno degli extra sconti; a tale scopo la fee for service, ove in parte agganciata al prezzo del prodotto, dovrebbe essere calcolata sul corrispettivo di acquisto effettivamente versato dal farmacista al produttore o al grossista.
Dunque un “Grande Fratello” che controlla la tasca del farmacista, anziché controllare il meccanismo che porta alla costituzione del prezzo finale di un farmaco, cosa che sarebbe di gran lunga di maggiore importanza per il “consumatore”, come codesta autorità ama definirlo.
Dunque, non è importante che il cittadino e paziente, nonché consumatore, abbia a disposizione il prezzo più basso, ma è importante che paghi pure di più, ma che il farmacista non ci guadagni.
Questa è la logica di codesta Autorità. Si capisce il perché del prezzo della benzina e del gasolio, dell’energia elettrica, in mano queste sì alle corporazioni che ne stabiliscono il prezzo autonomamente, su cui lo Stato carica a picche di tasse e balzelli. Il “Mercato libero” dell’energia è qualcosa di grottesco: l’Enel ha società satelliti che gestiscono il mercato libero…da cosa?
La concorrenza sulla benzina è ovviamente auspicata solo alla pompa del benzinaio, ultimo anello, che può scontare ben poco, 1 o 2 cent a litro, ma a monte il Sig. Catricalà non interviene. Per quale motivo? E le banche? E le assicurazioni?

L’Autorità considera inoltre inadeguato lo sconto del 12% e l’aumento dell’8% della quota di spettanza della filiera distributiva sul prezzo dei generici unbranded previsto nel decreto legge del 23 aprile 2009 e soprattutto l’espressa previsione di sanzioni per il mancato rispetto di tali nuove quote di spettanza poiché, mentre vengono rese obbligatorie le percentuali delle quote di spettanza per tali prodotti, i produttori di farmaci di marca (che non sono oggetto del decreto) vengono lasciati liberi di continuare a praticare extra sconti.
I muri, Catricalà, i muri. Il tetto, le fondamenta, il bancone, gli scaffali e le cassettiere. In nome del “mercato”…La farmacia al mercatino!

L’Autorità conclude la sua segnalazione con la proposta di alcune misure volte allo sviluppo del mercato dei generici quali ad esempio l’obbligo di apporre nella ricetta accanto al farmaco consigliato la dicitura “o farmaco generico equivalente”, salvo contro indicazioni, e il fatto che il medico dovrebbe specificare le dosi e la tempistica di somministrazione del principio attivo così da consentire all’utente di individuare assieme al farmacista non solo la quantità ma anche la posologia e modalità di assunzione del farmaco generico.
Mamma mia! Qui si cade nel ridicolo. Eravamo e siamo già obbligati per legge a proporre il generico e Lei per incentivarne la vendita e il risparmio per l’SSN scopre l’acqua calda…Risparmio…
Certo che è curioso il risparmio per lo Stato quando il prezzo da rimborsare è il medesimo sia con il brand, che con l’equivalente…Me lo dovete spiegare dov’è il risparmio, perché ancora non ci sono arrivato. Sarò duro, eh, ma forse è il curioso fenomeno della transumanza della prescrizione al derivato leggermente diverso, ma più caro che fa aumentare la spesa, non la prescrizione del farmaco di marca che ha il generico di riferimento. Ma forse mi sfugge qualcosa.

Fazio, MMG pensino di più ai generici
Aumentare la prescrizione di farmaci generici, che in Italia sono ancora usati troppo poco, anche attraverso la formazione adeguata dei medici di famiglia.

Ecco la risposta… Rolling Eyes
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Darimar
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MessaggioOggetto: Re: Antitrust: idee o fantasie?   Lun Giu 29, 2009 11:18 am

C.Lazzeri ha scritto:
L’Autorità conclude la sua segnalazione con la proposta di alcune misure volte allo sviluppo del mercato dei generici quali ad esempio l’obbligo di apporre nella ricetta accanto al farmaco consigliato la dicitura “o farmaco generico equivalente”, salvo contro indicazioni, .

Ma pensa come ragionano questi qui! Oggi la legge prevede che il medico debba apporre la dicitura "farmaco non sostituibile" quando, prescrivendo un medicinale, non desideri che il paziente riceva l'eventuale farmaco equivalente a minor costo. Va da sè che, se il medico non appone tale dicitura 1- E' un incompetente oppure 2- E' palesemente d'accordo con l'eventuale sostituzione.

La proposta dell'Antitrust non solo non apporta vantaggi ma non li apporta fin da subito!

Il medico dovrebbe SEMPRE apporre la dicitura "o farmaco generico equivalente" quando, prescrivendo un medicinale, desideri che il paziente possa ricevere l'eventuale farmaco equivalente a minor costo. Andrebbe da sè che, se il medico non apponesse tale dicitura, 1- Sarebbe un incompetente oppure 2- Vieterebbe palesemente l'eventuale sostituzione.

E quindi? Quali vantaggi per il paziente? E quali vantaggi (visto che il lavoro "sporco & burocratico" lo fanno il medico e il farmacista) per il professionista sanitario? Cioè.. io sono ormai abituato alle palate di m3rd4, e quindi sono qui a sorridere del "paese delle meraviglie" nel quale sembra soggiornare l'Antitrust, ma se fossi un medico prescrittore mi darebbero parecchio fastidio le implicazioni della proposta in questione.

L'altra è ancor più bella:


C.Lazzeri ha scritto:
il medico dovrebbe specificare le dosi e la tempistica di somministrazione del principio attivo così da consentire all’utente di individuare assieme al farmacista non solo la quantità ma anche la posologia e modalità di assunzione del farmaco generico.

Macchecc@zz... all'Antitrust non sanno che, per legge, il farmaco equivalente (a proposito: è dal 2005 che il "generico" è stato rinominato, per legge...) deve avere lo stesso dosaggio (per chi non è del settore, come l'Antitrust, appunto: significa "stessa quantità"), stessa posologia e stesse modalità di assunzione, oltre a una serie di altre caratteristiche che lo rendono esenzialmente simile, e quindi sostituibile, al farmaco originatore?

Solite domande retoriche. Ma, in base a quel che ho osservato in questi anni, posso anche capire: se ognuno dovesse limitarsi a occuparsi dell'ambito in cui è competente, all'Antitrust si ritroverebbero tutti a spasso. Mi ricordano Bersani che, non riuscendo a legiferare adeguatamente nel proprio ambito di competenza, si è messo a sparare a zero sulla distribuzione del farmaco (un successo!).
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C.Lazzeri
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Maschile Numero di messaggi : 54
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MessaggioOggetto: Re: Antitrust: idee o fantasie?   Mer Lug 01, 2009 12:42 am

In effetti ognuno dovrebbe limitarsi a fare il proprio lavoro.

L'Antitrust non so bene a cosa serva, almeno nell'ambito sanitario, dato le corbellerie continue che pedissequamente propone. Però è presa in considerazione, pensa un po'!

I politici, le Regioni, con l'ass. Rossi, vogliono metter bocca in ambiti che non conoscono e date le decisioni degli ultimi anni, questa è una cosa che posso affermare ad alta voce.
Ma sono presi in considerazione, altroché!

In pratica gli unici che facevamo il nostro lavoro eravamo noi, ma sembra che da qualche anno a questa parte vogliano farci fare tutto, fuori che il nostro lavoro...

Forse per adeguarsi all'andazzo generale Rolling Eyes
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MessaggioOggetto: Re: Antitrust: idee o fantasie?   Oggi a 5:07 pm

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