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 Cure palliative: farmacie (quasi) soddisfatte per il testo approvato in senato.

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AutoreMessaggio
R.Siniscalchi
Farmacista M.S.F.I.
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Maschile Numero di messaggi : 127
Località : Cagnano Varano (FG)
Data d'iscrizione : 03.04.08

MessaggioOggetto: Cure palliative: farmacie (quasi) soddisfatte per il testo approvato in senato.   Lun Feb 01, 2010 11:08 am

Citazione :
Cure palliative: farmacie soddisfatte per il testo approvato in Senato

‘Siamo molto soddisfatti per il ddl sulle cure palliative approvato ieri dal Senato’ afferma il presidente di Federfarma Annarosa Racca, che sottolinea come le novità contenute nel testo rappresentino ‘una svolta importante per favorire la diffusione della terapia del dolore evitando inutili disagi ai malati e ai loro familiari’.
La semplificazione della prescrizione dei farmaci antidolore (per i quali sarà sufficiente la normale ricetta SSN), la possibilità per il farmacista di effettuare consegne frazionate delle confezioni prescritte qualora il paziente lo richieda per esigenze particolari, o la possibilità di consegnare il numero di confezioni necessario per coprire 30 giorni di terapia anche se il numero di unità posologiche contenute nelle confezioni prescritte supera il limite dei trenta giorni, sono importanti elementi di flessibilità che agevolano l’accesso alla terapia del dolore e consentono al farmacista di soddisfare in maniera più rapida le necessità dei malati.
Le positive novità in materia di cure palliative sono state introdotte al Senato grazie agli emendamenti presentati dal senatore Luigi D’Ambrosio Lettieri e rappresentano, conclude Annarosa Racca, ‘un rilevante risultato dell’impegno di tutta la categoria nel sensibilizzare su questo delicato tema le istituzioni e le autorità politiche’.
Il testo passa ora alla Camera per l’approvazione definitiva.

Fonte: Federfarma


Bravi, bravissimi.
Ma ...., attenzione, ... non ci si è dimenticati qualcosa?

Eviterò di usare perifrasi e parole difficili semplificando i concetti con un esempio.

Supponiamo che un paziente oncologico si rechi dal Sud Italia verso il Nord Italia in un centro specializzato alla cura della sua malattia (il famigerato viaggio della speranza).
Supponiamo anche che per impreviste motivazioni mediche sia costretto a trattenersi oltre il preventivato e necessiti di farmaci antidolorifici (es. morfina in fiale).

Cosa accade?

A quel punto lo specialista oncologo (non convenzionato) fa la prescrizione sul suo ricettario personale (ricetta bianca) e il paziente con essa deve recarsi da un medico convenzionato, disponibile e accondiscendente, per la trascrizione della prescrizione.
Infine paga la ricettazione e si reca presso la farmacia più vicina per prelevare il farmaco necessario.

Costo dell'operazione: prezzo della ricettazione del medico, diciamo 15/20 euro a fronte di 1,6 euro per il prezzo di una fiala di morfina!

Anche se avesse voluto pagare semplicemente il costo del farmaco non avrebbe potuto, poiché la prescrizione della morfina può avvenire solo su ricettario del SSN per la terapia del dolore.

Infatti il vecchio ricettario “giallo” in triplice copia di veneranda memoria, concesso a tutti i medici (convenzionati e non), oramai desueto, può essere usato solo nel trattamento delle tossicodipendenze!

Io credo che in Italia siamo bravissimi a complicare la vita dei cittadini per dimostrare che stiamo semplificando e pur di affermare che qualcosa stiamo facendo.
Riformare è la parola d'ordine.

Quante volte ci sentiamo ripetere che è necessario riformare questo e quello per cambiare qualcosa che, da se, funziona?
Quante volte, se non intervenisse la burocrazia, funzionerebbe meglio?

Non sarebbe stato più semplice concedere il ricettario “a ricalco” personale a tutti i medici iscritti all'albo, ospedalieri e territoriali, indipendentemente che siano convenzionati o no, dando la possibilità di prescrivere farmaci antidolorifici ai pazienti bisognosi, anche se di fuori regione, rendendo siffatta prescrizione concedibile dal SSN?
Magari si sarebbe potuto effettuare un controllo anche sui farmaci derubricati in tab. II D, per i quali non mutuabili (es. COEFFERALGAN, depalgos, ecc.), oggi, non vi è alcun dato inviato al ministero e quindi alcun riscontro sul consumo ed eventuale abuso.

Tale ricettario si sarebbe potuto utilizzare per tutti i farmaci ad azione stupefacente sui quali il Ministero della Salute avrebbe ritenuto opportuno effettuare un monitoraggio.
Ovviamente il farmacista avrebbe dovuto inviare alla ASL competente anche le prescrizioni non in convenzione e il relativo “file” alla SOGEI e al sindacato.

P.S.: ricordo a tutti che quando il vecchio ricettario “giallo” era in uso per tali prescrizioni, tutti i medici iscritti all'albo potevano usufruirne.
Se convenzionati con il SSN provvedevano anche a compilare la ricetta SSN per il rimborso.
Pensate ora, ad esempio, a un dentista che faccia impianti intra-ossei in titanio e si trovi a dover sedare un forte dolore in un suo paziente.
Quali strumenti prescrittivi per la terapia del dolore ha a disposizione attualmente se essi sono riconosciuti ai soli medici convenzionati?
Solo la tab. II D.

La possibilità del farmacista di effettuare dispensazioni frazionate o superiori a trenta giorni di terapia, se il numero di unità posologiche contenute nelle confezioni prescritte supera il limite dei trenta giorni, mi pare esistesse anche prima.

Qualcuno che ha buona memoria ricorderà sicuramente la norma che prevedeva, qualora la farmacia non disponesse del numero di confezioni prescritte nella ricetta, una dispensazione frazionata in attesa dell'approvvigionamento delle rimanenti.

Per quel che concerne il superamento delle limite prescrittivo, a causa dell'impossibilità di sconfezionare le specialità, evidenzio che esso fu un vecchio problema superato da innumerevoli circolari ministeriali.
Per l'MS-CONTIN 16 cpr. (morfina solfato) accadeva proprio ciò quando la terapia non poteva superare gli otto giorni per prescrizione e il dosaggio prevedeva una cpr. al dì!

Quindi, quando la Racca plaude all'iniziativa legislativa menzionata, per quanto essa lodevole sia, farebbe bene, come primo rappresentante sindacale della categoria dei farmacisti titolari territoriali, ad evidenziare le criticità di un disegno legislativo prima, anziché preoccuparsi i metterci una pezza dopo!
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