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 Informazione e disinformazione.

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R.Siniscalchi
Farmacista M.S.F.I.
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Maschile Numero di messaggi : 127
Località : Cagnano Varano (FG)
Data d'iscrizione : 03.04.08

MessaggioTitolo: Informazione e disinformazione.   Lun Ott 04, 2010 6:11 pm

Rilevo su farmacista33, non più organo d'informazione della FOFI, le seguenti notizie, apparentemente disgiunte sotto il semplice profilo informativo:

A Firenze arresti per eccesso di prescrizioni

Sei persone ai domiciliari nell'ambito di un'inchiesta della procura di Firenze su una presunta associazione per delinquere tra medici specialisti e industrie multinazionali farmaceutiche. Secondo il farmacologo Silvio Garattini a fare gola è il giro d'affari di molti milioni di euro che riguarda certe classi di farmaci
Sei persone sono finite ai domiciliari nell'ambito di un'inchiesta della procura di Firenze su una presunta associazione per delinquere composta da medici specialisti e loro collaboratori accusati di aver stipulato accordi corruttivi con imprenditori di industrie multinazionali farmaceutiche. Un vero e proprio terremoto nella dermatologia italiana con a capo dell'organizzazione, secondo l'accusa, Torello Lotti, 57 anni, ordinario di Dermatologia all'Università di Firenze e presidente Sidemast (Società italiana di dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle malattie sessualmente trasmesse). «Le truffe che danneggiano il Ssn sono troppo frequenti. Le Asl dovrebbero esercitare maggiori controlli per evitare queste frodi che fanno calare la fiducia dei cittadini sia nei medici che nei farmaci», questo il commento del farmacologo Silvio Garattini. Secondo il farmacologo, comunque, a fare gola è il giro d'affari «di molti milioni di euro» che riguarda certe classi di farmaci, i cui prezzi sono estremamente elevati e «vengono imposti dalle industre farmaceutiche - afferma - senza giustificazione».
Listino prezzi alla mano, infatti, se si prendono come riferimento gli anti TNF-alfa, farmaci biologici risultati efficaci nel trattamento della psoriasi e in reumatologia, i trattamenti costano dagli 800 a 1600 euro per una confezione a base di etanercept (a seconda del dosaggio), fino ai 1675 - 3350 per una confezione a base di adalimumab (sempre a seconda del dosaggio). «Non esiste - conclude - una giustificazione reale a questi costi. Certamente circa un terzo del prezzo è dovuto alla promozione fatta presso i medici per promuovere il farmaco e per far crescere le prescrizioni».



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In Gran Bretagna intanto:

Gran Bretagna, crescita farmacie controllate da medici

Mentre in Italia il ddl sulla sperimentazione clinica riconferma l'incompatibilità "coabitativa" tra medici e farmacisti, in Gran Bretagna si fa crescente l'interesse dei Gp (general practitioners, i medici di famiglia) per l'apertura di farmacie di loro diretta proprietà. Niente di sorprendente: nel Regno unito la titolarità dei presidi può anche appartenere a srl formate da non farmacisti, né va dimenticato che già oggi da quelle parti esiste la figura del "dispensing doctor", ossia del medico che esercita in un ambulatorio provvisto di dispensario.
Secondo quanto riferiscono fonti di stampa specializzata, il fenomeno delle farmacie controllate da Gp sarebbe in progressivo allargamento, grazie alle deroghe recentemente concesse dalle autorità pubbliche per l'apertura di farmacie con orario sotto le 100 ore settimanali. Ovviamente la novità ha ulteriormente peggiorato i rapporti tra le due professioni, già difficili per conto loro. I medici di famiglia giustificano la loro crescente presenza nel campo della dispensazione con preoccupazioni di carattere etico: le farmacie detenute da non farmacisti sarebbero mosse soltanto da interessi commerciali, i Gp invece rimangono vincolati alla loro deontologia. I farmacisti dei presidi di comunità (preoccupati dal binomio ambulatorio-farmacia che si viene a creare con tali iniziative) ribattono accusando i medici di ipocrisia e chiedono perché, nonostante la deontologia, i "dispensing doctors" prescrivono in media più dei "non-dispensing doctors".
Sullo sfondo, ovviamente, aleggiano i recenti interventi del governo sulla spesa sanitaria e farmaceutica e l'ancora più recente riforma del Nhs (il servizio sanitario britannico), che tra breve chiuderà i Primary care trusts (equivalenti alle nostre Asl) e delegherà ai medici di famiglia la gestione dell'80% delle risorse destinate alle cure territoriali.


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Come si intuisce facilmente, le dinamiche che spingono il legislatore in Gran Bretagna a favorire l'ingresso dei medici nelle farmacie sono totalmente diverse dalle simbiosi collaborative, auspicate e invocate, tra professioni mediche in Italia.

Comunque qui da noi si inizia con l'asseverare la necessità dei para-medici (infermieri, n.d.a.) affianco (non sopra spero!) al farmacista.
Per fare dell'ironia sul prefisso para, alla fine si è riusciti a infilarlo in farmacia!
L'auspicio è di non vedere il farmacista messo alla porta dagli esercizi di vicinato (para-farmacie, n.d.a.) e, poi, dalle farmacie.

Fin qui ipotesi e intuizioni che scaturiscono da ciò che avviene nel giardino dei nostri vicini europei. Nemmeno tanto vicini, oserei dire.

E' risaputo, l'italiano medio ha un'esterofilia innata, atavica, resa appiccicosa a destra dal chewing-gum e dal cioccolato distribuito dagli americani nel dopoguerra col piano Marshall, e a sinistra per le conquiste sindacali mutuate e scimmiottate dalle politiche stataliste del blocco sovietico.

Però il mondo cambia, si sa!
Non è più diviso in due.
I primi a prenderne consapevolezza sono stati proprio coloro che, abituati alla “spintarella”, non sanno più su quale natica farsi assestare il calcio della raccomandazione.
Destra o sinistra?!

Ben lo sanno anche gli oligopolisti economici, con lobby solidamente allocate a Bruxelles e tese a condizionare le direttive europee per renderle più confacenti ai loro traffici.

Paradossalmente, pur vivendo in un'epoca in cui la comunicazione mediatica è giunta a livelli impensabili sino a un decennio fa (manca poco alla trasmissione telepatica della pubblicità, n.d.a.), noto come la disinformazione giornalistica sia la sua punta d'eccellenza.

Non voglio qui annoiare con l'elenco delle varie tecniche con cui essa viene attuata.
Basti pensare che il giornalista per fare informazione dovrebbe cercare quelle fonti che gli possono fornire un’informazione più abbondante, disinteressata e contrastata.
Pertanto dovrebbe attingere ad una grande varietà di fonti.
Però la realtà è che la scelta di queste risponde spesso ad una strategia ben precisa di manipolazione informativa.
Dando eco a certe fonti ed ignorando altre, il media riesce a trasmettere il suo proprio punto di vista ed opinione senza perdere l’apparenza di oggettività. Il mezzo (televisione, giornali, radio, ecc.) si presenta così come un mero ed asettico trasmettitore di informazioni, quando in realtà tende a scegliere come fonti quelle persone, istituzioni o documenti in grado di favorire i suoi interessi o con le quali vuole mantenere buone relazioni.
La scelta di una fonte rispetto all'altra rispecchia “La voce del padrone”, tanto per fare il verso a una nota casa discografica d'altri tempi, quando la musica si incideva sul vinile.
In ultima analisi sono gli oligopoli economici delle multinazionali a possedere la maggioranza azionaria dei media, che pilotano gli iter legislativi nazionali ed europei, e a dirigere gli assetti informativi al fine di mutare la pubblica opinione su posizioni riconducibili ai propri interessi.
La storiella del pifferaio magico è una triste realtà.

L’importanza dei Dipartimenti di Pubbliche Relazioni o Gabinetti Stampa, non solo di istituzioni ed organismi ufficiali, ma anche di grandi imprese e “personaggi pubblici”, ha come principale obbiettivo il convertirsi in fonti di informazione assidua dei media.

E l'indipendenza del giornalista, sacerdote dell'informazione?
E' mai esistita?

Conoscete qualche giornalista che non si sia “prostituito” a questo o a quel giornale almeno una volta nella sua vita professionale, salvo fare poi “outing” quando diviene famoso e dichiara il suo peccato originale?
E i danni, gli effetti collaterali del suo opportunismo o codardia che dir si voglia, su chi ricadono e chi paga?

Riflettiamo meglio sulle notizie, sul perché vengono date in un certo momento, da dove sono attinte e, soprattutto, il fine per cui vengono divulgate.

Ritornando alle due notizie sopra riportate, siamo sicuri che avremmo letto le stesse cose se la proprietà delle farmacie fosse stata in mano a multinazionali con al loro interno dei medici a dirigerle?

Mah!
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