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 La prova del dilettante.

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AutoreMessaggio
R.Siniscalchi
Farmacista M.S.F.I.


Maschile Numero di messaggi : 127
Località : Cagnano Varano (FG)
Data d'iscrizione : 03.04.08

MessaggioOggetto: La prova del dilettante.   Gio Lug 12, 2012 5:54 pm

Il 6 luglio scorso ho letto, sulle varie rassegne stampa del settore, l'invito del Presidente della Federazione Nazionale Farmacia Non Convenzionata, Giuseppe Scioscia, al ministro della Salute, Renato Balduzzi, di concedere la distribuzione per conto (Dpc) alle para-farmacie.
E cioè la dispensazione gratuita di alcune categorie di medicinali, attualmente acquistati dalle Asl e dispensati dalle farmacie territoriali.

Ciò in occasione della possibile chiusura di tutte le farmacie italiane annunciata da Federfarma per protesta contro i tagli indiscriminati della "spending review".
In pratica, parlando a nome di tutte le para-farmacie, Scioscia asserisce che esse son pronte a dispensare a costo zero i farmaci del servizio sanitario per l'intera durata dello sciopero avendo esse “gli stessi standard professionali e di sicurezza”.

Ovviamente, più che di una burla, trattasi di una prova tecnica per sondare il terreno ministeriale e offrire al governo un'alternativa con cui poter ricattare il sindacato dei titolari di farmacia (Federfarma) e fargli inghiottire l'amara pillola di un rinnovo scadente e penalizzante della convenzione.

Quindi le 4mila para-farmacie sarebbero pronte a supplire le 18.000 farmacie italiane in un'operazione di crumiraggio, probabilmente pilotata dai poteri forti che, dietro le quinte e da tempo, hanno in animo di destrutturare il sistema distributivo farmaceutico territoriale per loro uso e consumo.

E in questo, poiché la madre degli imbecilli non smette mai di partorire, trovano sempre più spesso gli idioti utili all'uopo. E quando ciò non è fattibile, per carenza di personaggi adatti (gli idioti, strano ma vero, sono molto ricercati ma spesso carenti all'atto pratico) c'è sempre un malcapitato o lo sprovveduto di turno da usare nei loro progetti.

Ma lungi da me il solo pensare Scioscia far parte del club degli idioti, in quanto l'ho conosciuto nella mia stessa sede universitaria e nello stesso collegio in cui alloggiavamo; è anzi persona degna di stima e rispetto.
Reputo però le sue affermazioni dettate piuttosto da opportunismo o molta avventatezza.

Neppure egli è credibile come malcapitato in una simile situazione, non essendo il tipo dedito a farsi “tirare per la giacca” e oltremodo intelligente e attento a non fare passi falsi!

Quindi l'unica opzione possibile, a giustifica delle sue affermazioni, è che esse siano suggerite dall'opportunismo di veder trasformare la propria e altrui para-farmacia in farmacia convenzionata. Con buona pace della meritocrazia fin qui invocata e strillata ai quattro venti durante l'iniziale processo di liberalizzazione di un settore del quale il cittadino non ha mai avuto di che lamentarsi.

Oggi, credo, a buon diritto si possa parlare di esproprio!

Dunque, in ultima analisi, le sue affermazioni hanno il fine di stimolare un interesse governativo; ma mal riposto e destinato in un progetto inattuabile nel breve tempo e sovrapponibile a quanto già presente, essendoci nelle strutture ospedaliere le competenze con “standard professionali e di sicurezza” di gran lunga superiori a quelli delle para-farmacie e a cui finora suppliscono egregiamente le farmacie territoriali.

I farmaci (DPC) distribuiti dalle farmacie territoriali fanno infatti parte del prontuario ospedaliero (PHT) che anzitempo erano esitati dalle farmacie ospedaliere. Si può forse credere che 4.000 para-farmacie possano garantire la stessa capillarità di 18.000 farmacie?
A costo zero, poi?

Ma Scioscia ha notato che la concentrazione delle para-farmacie è soprattutto nei grossi centri abitati dove vi sono strutture ospedaliere pronte a supplire alla chiusura delle farmacie, seppur con difficoltà?

Ma supponiamo anche che, in un impeto di buonismo e sana follia, il ministro Balduzzi, stizzito contro Federfarma e incitato dai suoi colleghi di governo, decida di assecondare la proposta di Scioscia; avrebbe poi anche il coraggio di assumersene le responsabilità?

E se un domani i miei colleghi ospedalieri decidessero, contro i tagli al personale e inaccettabili ritorsioni sindacali, di indire uno sciopero; per un discorso di reciprocità potrei, io titolare, candidarmi gratuitamente a supplire loro in corsia?
O forse il crumiraggio è a senso unico in questo paese?

O forse in nome della concorrenza si debba tacere che i sacrosanti diritti sindacali acquisiti in anni di battaglie, anche legali, debbano essere cancellati sol perché i soggetti colpiti vengono additati dai media come “casta privilegiata”?

Per verità ho preso atto di farne parte, e a mia insaputa.

Ho sempre ritenuto di fare un onesto lavoro e condurre un'attività concessami dai dettami legislativi. E nel pagare regolarmente le tasse e occuparmi dei cittadini che in me confidano e si affidano fossi uguale a tanti altri miei colleghi professionisti e agli altri lavoratori. Ognuno con precisi doveri, obblighi e diritti.

Oggi scopro che, invece di potermi onorare per quel in cui ho sempre creduto, debba sentirmi un “privilegiato”!

Forse in quest'orgia di liberalizzazioni e tagli allo Stato Sociale sarebbe opportuno per qualcuno fare un attimo di riflessione al fine di salvaguardare lo Stato di Diritto ed evitare lo scontro sociale che, temo, sia prossimo.


Ultima modifica di R.Siniscalchi il Sab Set 22, 2012 11:02 am, modificato 2 volte
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R.Siniscalchi
Farmacista M.S.F.I.


Maschile Numero di messaggi : 127
Località : Cagnano Varano (FG)
Data d'iscrizione : 03.04.08

MessaggioOggetto: La seconda prova del dilettante.   Mer Lug 25, 2012 9:58 pm

Da DotNet, al seguente link,

http://www.dottnet.it/articolo.aspx?id=10907
quanto sotto riportato:

La risposta delle para-farmacie

"Un ricatto di una gravita' sbalorditiva di fronte al quale il governo cede immolando gli interessi di migliaia di farmacisti laureati che lavorano in para-farmacia, negando cosi' loro la possibilità, a parità' di titoli, di vendere liberamente tutti i farmaci". E' quanto scrivono oltre 4mila para-farmacie al governo, in una lettera a firma del presidente della Federazione nazionale farmacia non convenzionata, Giuseppe Scioscia, e inviata in queste ore ai fax di Palazzo Chigi, e insieme ai ministri Corrado Passera e Renato Balduzzi. Le para-farmacie si riferiscono alla serrata del 26 luglio proclamata dalle farmacie che, sottolineano, "ci crea indignazione e rabbia dal momento che la categoria e' già' uscita indenne dal decreto 'Salva Italia', con buona pace delle oltre 4mila Para-farmacie che ancora attendono di vedere riconosciute le proprie richieste". "Illustre Presidente del Consiglio, stimati ministri - scrive Scioscia - siete riusciti a riformare pensioni e lavoro dipendente, incidendo sulle sorti di milioni di cittadini che hanno accettato il sacrificio per il bene del paese. Come è possibile dunque che 18000 titolari di farmacia (al secondo posto per denunce dei redditi dopo i notai) arrivino ad ostacolare un processo di liberalizzazione minacciando addirittura una serrata in segno di protesta?".

***********************************************

In un sistema democratico è giusto, affinché esso possa qualificarsi tale, dar spazio a tutti per esprimere il proprio pensiero senza coercizioni né limitazioni.

Quindi anche quanto affermato da Giuseppe Scioscia, presidente della Federazione nazionale farmacia non convenzionata, deve essere reso noto e pubblicato.

Anche se quel che asserisce non è gradito ai titolari di farmacia privata.
Anche se quel che dice, con toni polemici, sono fesserie!

Su DotNet, al seguente link:
http://www.dottnet.it/articolo.aspx?id=10907 ,
è pubblicato un articolo che spiega le ragioni dello sciopero delle farmacie, promulgato da Federfarma per il 26 luglio 2012.

Nello stesso articolo vi sono alcune citazioni nelle quali egli boccia la legittima protesta sindacale come un “... ricatto di una gravita' sbalorditiva di fronte al quale il governo cede immolando gli interessi di migliaia di farmacisti laureati che lavorano in para-farmacia, negando cosi' loro la possibilità, a parità' di titoli, di vendere liberamente tutti i farmaci”.


In pratica, secondo Scioscia, il riconosciuto diritto allo sciopero di una categoria di lavoratori (i titolari di farmacia), costituzionalmente previsto nei modi e nei temini di legge, è un mero ricatto che mina l'aspettativa lavorativa di migliaia di colleghi detentori dell'attività imprenditoriale di una para-farmacia!

E questo perché lo sciopero mira a rinnovare un contratto lavorativo scaduto da decenni (la Convenzione Farmaceutica) senza interessare, come egli vorrebbe, le para-farmacie che nulla hanno da condividere con le farmacie.

Le para-farmacie sono infatti dei semplici esercizi commerciali con personale laureato per la distribuzione di una ben precisata lista di farmaci; le farmacie, invece, un Pubblico Esercizio strutturato in regime di monopolio con lo Stato e regolamentato da ferre leggi che impongono specifici obblighi di assistenza alla cittadinanza.

Ma queste cose Scioscia le conosce bene visto che, anzitempo, da farmacista, è stato socio titolare di una farmacia per poi vendere la sua quota societaria e cavalcare, aprendo una para-farmacia, l'onda delle liberalizzazioni con l'auspicio di una sua trasformazione in farmacia, magari convenzionata.

Una bella pensata, non c'è che dire.

A fronte di un investimento di poche migliaia di euro, egli e tutti coloro che hanno avuto la stessa pensata, si troverebbero un aumento del valore del capitale investito a seguito di un semplice provvedimento governativo dettato dalla solita logica partitica dell'accaparramento di voti.

E chi se ne frega se poi, a distanza di qualche anno, il sistema distributivo collassa nelle aree periferiche e meno remunerative delle città e nei piccoli centri.

Il “domani è un altro giorno”, tanto per parafrasare la citazione di un famoso film.

Addirittura, sempre secondo Scioscia, i para-farmacisti sono indignati e arrabbiati "dal momento che la categoria (i titolari di farmacia n.d.a.) e' già' uscita indenne dal decreto 'Salva Italia', con buona pace delle oltre 4mila Para-farmacie che ancora attendono di vedere riconosciute le proprie richieste.

E quindi, come chi ritiene di aver subito un sopruso, e non aver visto punire il colpevole per un presunto reato con una pena congrua alla gravità dello stesso, si appella all' Illustre Presidente del Consiglio, Mario Monti, chiedendo come sia possibile “che 18000 titolari di farmacia (al secondo posto per denunce dei redditi dopo i notai) arrivino ad ostacolare un processo di liberalizzazione...” quando invece “... siete riusciti a riformare pensioni e lavoro dipendente, incidendo sulle sorti di milioni di cittadini che hanno accettato il sacrificio per il bene del paese”.

Quindi altra colpa è quella di denunciare redditi al secondo posto, per consistenza, dopo i notai!

E chi se lo sarebbe mai immaginato che il non essere evasori e dichiarare al fisco tutto quel che si guadagna onestamente dovesse essere un demerito tale da far invocare, populisticamente, una punizione!

Oggi, a quanto parrebbe, possedere un reddito e creare anche altrui reddito è una vergogna da nascondere alla pubblica opinione. Meglio evadere e passare da nullatenenti o miserabili con conti cifrati all'estero!

Che la categoria dei titolari, anzi, sia uscita indenne dal decreto “Salva Italia” è una limpida menzogna.

Non c'è categoria professionale vessata come quella dei titolari di farmacia e oggetto di provvedimenti legislativi da sfiorare il ridicolo. Ad esempio, l'obbligo di lasciare la direzione della propria attività al compimento dei 65 anni, poi aumentato a 68 per magnanima concessione dell'ENPAF!

Sul fatto, poi, che milioni di cittadini abbiano accettato il sacrificio di vedersi ridurre pensioni e stipendi, per il bene del paese, nutro seri dubbi.

Ma se liberismo deve esserci, che sia liberismo puro.

Che venga tolto il limite nella compravendita delle farmacie. Ognuno può acquistare e vendere tutte le farmacie quante volte vuole nella propria vita. Cosa che già accade per le quote societarie possedute.

Che venga tolto il limite territoriale. Quello della distanza minima già non c'è più!
Ognuno apre dove vuole!

Che venga meno anche il limite di orario minimo d'apertura, e non solo il massimo.
Ognuno apre quando vuole e, soprattutto, quando gli fa più comodo in base alla richiesta, se c'è!
E togliamo anche i turni di reperibilità, diurni e notturni e festivi, mai riconosciuti e correttamente pagati.

Solo se ciò non sia possibile, solo allora Scioscia potrà lamentare una “timidezza governativa” nelle liberalizzazioni.

Altrimenti farebbe bene a riconsiderare le sue affermazioni e continuare a gestire al meglio il suo esercizio commerciale. Perché di questo trattasi.

Il Pubblico Servizio lo lasci svolgere a professionisti, egualmente qualificati, ma più seri.
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