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 La cosa giusta?

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R.Siniscalchi
Farmacista M.S.F.I.
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Maschile Numero di messaggi : 127
Località : Cagnano Varano (FG)
Data d'iscrizione : 03.04.08

MessaggioTitolo: La cosa giusta?   Mer Set 19, 2012 1:16 pm

GIO NOV 15, 2007

Spett.le Redazione di Rai Report
C/o Rai 3

All'attenzione del giornalista Giuliano Marrucci.

DESTINATARI:

AUTORE - Milena Gabanelli m.gabanelli@rai.it

GIORNALISTA - Giuliano Marrucci report@rai.it

e p.c. UFFICIO STAMPA FEDERFARMA - ufficio.stampa@federfarma.it



Oggetto: critica alla Vostra inchiesta giornalistica “La cosa giusta” trasmessa nella puntata del 4 novembre 2007.( http://www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243%255E1075302,00.html )


Spett.le Redazione Rai Report,
mi chiamo Raffaele Siniscalchi e sono un farmacista titolare di un piccolo paese delle Puglie, in provincia di Foggia.

Gradisco la vostra trasmissione e, come molti cittadini, nell'apprendere le informazioni che ci fornite, spesso, vengo pervaso da un sentimento di insofferenza misto a desolazione e rabbia.
La noncuranza e impreparazione denunciate dalle vostre indagini, purtroppo corredo dei vari organi istituzionali di controllo, assieme alla corruzione e al lassismo dilaganti, superano ogni possibile livello di umana sopportazione e immaginazione.
L'impossibilità, per il semplice cittadino, di poter essere non protagonista ma almeno comparsa, piuttosto che un semplice oggetto coreografico, sulla scena della vita politico-economica italiana, diviene una reale un'utopia ogni giorno che passa.
Da qui il mio sconforto, penso condiviso ai più.

Pertanto desta meraviglia la superficialità con cui è stato trattato il tema del risparmio farmaceutico nel servizio giornalistico dal titolo “La cosa giusta” a firma di Giuliano Marrucci, (puntata del 4 novembre u.s.).
Proverò ad essere conciso nel descrivere i punti salienti che, a mio avviso, risultano imprecisi e (spero non con dolo) faziosi:

- E' stato evidenziato che “...le ditte sono obbligate per legge a fare minimo il 50% di sconto sul prezzo al pubblico” ma non si cita la legge di riferimento.
Ricordo che anche le farmacie son tenute a concedere, per legge, ( Articolo 125 R.D. 27 luglio 1934 n.1265 TULS) uno sconto agli enti pubblici o privati ...ecc.
Quindi ciò che la AUSL di Imperia ottiene, con gara di appalto dalle ditte produttrici, lo poteva conseguire “per legge” e senza alcuna gara anche dalle farmacie, indistintamente.

- Lo sconto fino al 99%, evidenziato per delle fiale di un prodotto anti-aggregate piastrinico comunemente usato nella prevenzione dei trombi in interventi ortopedici, sovente è ottenuto dagli ospedali, e quindi non solo dalle AUSL dotate di servizi farmaceutici, affinché, alla dimissione, il paziente continui la terapia usando lo stesso prodotto a domicilio.
Palese quindi la convenienza per la ditta produttrice di scontare il suddetto farmaco all'azienda ospedaliera. In pratica si verifica una situazione simile a quella creatisi con il latte per bambini nei reparti di neonatologia, già da Voi ampiamente denunciata in un'altra inchiesta.
Strana dimenticanza questa.
Possibile che non vi sia sorto alcun sospetto di cotanta “generosità”?
Alla fine c'è sempre chi paga.
In questo caso non la AUSL di Imperia ma tutta la Regione Liguria per il “comparaggio” indotto mediante tale operazione. Andrebbe infatti valutato se il prodotto iper-scontato è poi quello più a buon mercato, in special modo quando successivamente sarà prescritto ai pazienti dal medico di base.
A tal proposito vi risulta l'obbligo, da usarsi nelle dimissioni ospedaliere, di citare il nome del principio attivo e non quello della specialità?
Se non erro è di questi giorni lo stralcio dalla finanziaria dell'emendamento che prevede, nella prescrizione dei farmaci di fascia C, la citazione del principio attivo e non del nome commerciale.
Faccio notare che, se tale norma fosse stata approvata, il farmacista avrebbe dovuto suggerire al paziente il farmaco in commercio meno costoso, “per legge”.

Dall'intervista cito:
Funziona proprio così, se un’ASL i farmaci ai suoi assistiti invece che tramite le farmacie convenzionate, trova il modo di darli direttamente risparmia minimo il 50%. Non tutti i farmaci, ma sicuramente almeno quelli che costano di più”.
Anche qui vi è una mezza verità.
Che ci sia un risparmio sul prezzo di acquisto è innegabile, però, come anche per stessa ammissione del giornalista, non può esservi su tutti i farmaci ma soltanto sui più frequentemente usati.
Quindi se aggiungessimo quelli per i quali non si ottengono tali “prezzi stracciati di acquisto” la media del risparmio si ridurrebbe notevolmente, e i costi di stoccaggio aumenterebbero insieme ai prodotti scaduti.

- Nel servizio vi guardate bene dal dire che le farmacie, “per legge”, attuano al SSN uno sconto regressivo sul prezzo al pubblico dei farmaci. Esso erode il margine massimo di guadagno lordo (fissato al 26,70 %) progressivamente, al crescere del costo del farmaco stesso (legge 662/1996, art.1 comma 40* - vedi tab.1).
Tale margine si riduce, per i farmaci più costosi (oltre i 154,94 euro), al 7,70% lordo.
Ad esso vanno ulteriormente detratti gli oneri derivanti dagli interessi passivi che maturano per gli annosi ritardi dei rimborsi (variabili da regione a regione).
Anche ciò lo sapete già.

- Non avete precisato quanto incide il costo della distribuzione alla AUSL di Imperia.
E sì, poiché se il risparmio ottenuto si perde in nuove assunzioni di farmacisti, stipendi ai dirigenti che supervisionano il progetto e in oneri di trasporto, non credo ci sia da cantar vittoria:
“...il risultato è che contro una spesa farmaceutica media per assistito a livello regionale di 234 euro, a Imperia se ne spendono soltanto 198, che significa diversi milioni di euro. “
Detto così, questo dato ha poca rilevanza poiché ad un risparmio su una voce di spesa se ne aggiunge un dispendio in un'altra.
E' risaputo, ad es., che una riduzione eccessiva e non programmata della spesa farmaceutica fa da contraltare ad un aumento di quella ospedaliera.

- Tuttavia quel che dovreste non ignorare è la non unicità e originalità di quel che accade ad Imperia. Infatti qui nella Puglia, ma anche in altre regioni d'Italia per quel che mi consta, esiste la distribuzione “per conto” comunemente indicata con la sigla PHT.
In pratica la AUSL BA/4, con gara d'appalto, si rifornisce a prezzi scontati di quei farmaci più costosi (ma anche di reattivi e ausili per diabetici, ecc.) e li consegna ai pazienti usando la rete territoriale delle farmacie e dei distributori farmaceutici.
( http://www.auslba4.it/farmacia.htm )
Per tale servizio viene riconosciuta alle farmacie e ai distributori un margine medio di utile lordo all'incirca rispettivamente del 7,4% e del 1,5% sul prezzo al pubblico.

Quel che più mi indigna, o peggio mi sconforta, è la demagogica sentenza con cui la sig.ra Gabanelli chiude il servizio:
“Il sistema sanitario nazionale paga ogni anno 12 miliardi per la spesa farmaceutica convenzionata e un altro miliardo e mezzo alla protesica convenzionata e accreditata. Se si estendesse il metodo di Imperia su tutto il territorio nazionale il risparmio si avvicinerebbe ai 2 miliardi all’anno. Se ne fanno di cose con 2 miliardi di euro all’anno. Per esempio si potrebbero fare i contratti ai specializzandi.”

I due miliardi, a cui fa riferimento la Gabanelli, corrispondono pressapoco al corrispettivo di guadagno lordo delle farmacie italiane (26,70%) cui facevo riferimento prima.
Certo che si possono risparmiare, ma a quali costi e difficoltà per il cittadino?
Chiudendo le farmacie private?
Vogliamo parlarne ora del servizio omni-presente e continuo che esse svolgono sull'intero territorio nazionale o preferite discuterne in un'altra puntata?
Quanto costerebbe al SSN tale prestazione se venisse svolta, con le stesse modalità, da farmacisti stipendiati con regolare contratto pari a quello dei lavoratori ospedalieri?
Quanto denaro pubblico “divorano” le farmacie comunali e la loro gestione?
Quanto costerebbe al SSN avere efficienti strutture, capillarmente distribuite al pari delle farmacie, di sua proprietà?

La Sig.ra Gabanelli è a conoscenza delle manovre sottobanco di alcuni forti distributori farmaceutici (Alliance Unichem-Boots per fare un esempio eclatante), protese a conquistare il network distributivo farmaceutico con esclusivi contratti di fornitura, siglati con grossi produttori (Pfizer, Astra Zeneca, Novartis, tanto per citarne alcuni) genuflessi al potere economico di costoro e sicuri del placet dell'Antitrust, del Ministero delle Attività Produttive e, dulcis in fundo, del Ministero della Sanità.
Il famoso “Patto di servizio” auspicato dal ministro Livia Turco e caldeggiato dalla dr.ssa Ornella Barra (braccio destro dell'ing. Pessina) è un buon inizio per decretare la fine del “sistema farmacia” come oggi è conosciuto.
Ovviamente Catricalà, di quel che sta accadendo in tal senso, non si accorge di nulla!
Se ne è accorto il suo omologo inglese (Office of Fair Trading - OFT), ma non ci ha ricavato molto!

Ci sarebbe tanto da scrivere su questo e altre situazioni derivate, ma ritengo ci sia sufficiente carne al fuoco da annusare puzza di bruciato.
Resto comunque a vostra disposizione qualora desideriate approfondire l'argomento.

Dr. Raffaele Siniscalchi.

**************************************************************************

*Legge 23 dicembre 1996, n. 662
Art.1
.....
40. A decorrere dall'anno 1997, le quote di spettanza sul prezzo di vendita al pubblico delle specialita' medicinali collocate nelle classi a) e b), di cui all'articolo 8, comma 10, della legge 24 dicembre 1993, n. 537, sono fissate per le aziende farmaceutiche, per i grossisti e per i farmacisti rispettivamente al 66,65 per cento, al 6,65 per cento e al 26,7 per cento sul prezzo di vendita al pubblico al netto dell'imposta sul valore aggiunto (IVA). Il Servizio sanitario nazionale, nel procedere alla corresponsione alle farmacie di quanto dovuto, trattiene a titolo di sconto una quota sull'importo al lordo dei ticket e al netto dell'IVA pari al 3,75 per cento per le specialita' medicinali il cui prezzo di vendita al pubblico e' inferiore a lire 50.000, al 6 per cento per le specialita' medicinali il cui prezzo di vendita al pubblico e' compreso tra lire 50.000 e lire 99.999, al 9 per cento per le specialita' medicinali il cui prezzo di vendita al pubblico e' compreso tra lire 100.000 e lire 199.999 e al 12,5 per cento per le specialita' medicinali il cui prezzo di vendita al pubblico e' pari o superiore a lire 200.000. Per le farmacie rurali che godono dell'indennita' di residenza ai sensi dell'articolo 2 della legge 8 marzo 1968, n. 221, e successive modificazioni, restano in vigore le quote di sconto di cui all'articolo 2, comma 1, della legge 28 dicembre 1995, n. 549. Per le farmacie con un fatturato complessivo annuo non superiore a lire 500 milioni, le percentuali previste dal presente comma sono ridotte in misura pari al 60 per cento.



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