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 Lettera aperta all'on. Antonio Palagiano (IDV).

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AutoreMessaggio
R.Siniscalchi
Farmacista M.S.F.I.


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Data d'iscrizione : 03.04.08

MessaggioOggetto: Lettera aperta all'on. Antonio Palagiano (IDV).   Gio Ott 11, 2012 12:37 pm

Spett.le on. Antonio Palagiano,

alla fine, in questa ventata giustizialista, Lei ha avuto la meglio e ha ottenuto l'approvazione del suo emendamento nei confronti dei titolari di farmacia che, se condannati in primo grado, dovranno aspettare la fine del giudizio, fino al terzo grado, per cedere la farmacia (o la loro quota azionaria) a terzi.

In pratica un provvedimento punitivo, anche se la legge asserisce che la pena viene comminata in caso di conclamata colpevolezza e garantisce la presunzione di innocenza sino all'ultimo grado di giudizio.

E se trattasi di soggetti prossimi ai 65 anni, visti i tempi della giustizia italiana, cosa accadrà?

Dovranno aspettare che finisca il purgatorio giudiziario al fine di poter vendere la licenza o cederla ai figli, lasciando, compiuti 68 anni, la direzione a un farmacista compiacente assunto come direttore.

Ma, in caso di giudicata innocenza, chi pagherà i danni per la mancata vendita della licenza e/o per i lievitati costi di gestione?

Perché Lei non si è prodigato nel promuovere tale norma anche nei confronti di tutti gli altri soggetti che interagiscono con l'erario e il SSN?

Anzi, perché non estendere questa norma a tutti i cittadini italiani rei in primo grado di truffe o appropriazione indebita o concussione, e non soltanto verso lo Stato o Società pubbliche ma anche nei confronti di loro pari?

Lo schifo politico di questi giorni mi da il vomito.

Tuttavia la ringrazio poiché, se nutrivo qualche dubbio su quello che sarà il mio futuro orientamento alle prossime elezioni, Lei è riuscito a fugarlo e a rendere più evidente quella che è la vera “Casta Italiana”.

La saluto rispettosamente.

Dr. Raffaele Siniscalchi



P.S.: a proposito, trascrivo qui sotto un articolo apparso su "quellichelafarmacia magazine".

Tratta di un farmacista titolare condannato per non aver apposto la data di spedizione su un numero esiguo (5) di ricette rilevate dalla ASL in farmacia.

La ASL ha sollevato quanto previsto nella normativa dell’art. 37 del Regolamento farmaceutico del 1938!

Quando si parla di "farmacia pietrificata", e mi riferisco al Ministro Balduzzi, mi pare di capire che si preferisca piuttosto girare lo sguardo da un'altra parte invece di affrontare i veri problemi.

Per la cronaca il titolare della farmacia incriminata, nel difendersi dall'accusa, evidenziava che le ricette erano state spedite da suoi colleghi e non da egli.

Pur tuttavia il TAR l'ha ritenuto responsabile principale e non in solido (con l’eventuale diverso autore materiale) della violazione.

Credo sia giunto il tempo che, per tutte le responsabilità di cui si deve far carico un titolare di farmacia, venga rivista e chiarita la remunerazione che gli compete e esse (le responsabilità) siano, in caso di manchevolezze nell'espletamento del servizio farmaceutico, attribuite agli autori materiali.

*********************************************************************************

Il Tar di Milano, con sent. n. 2306 del 13/09/2012, ha deciso il ricorso di un titolare di farmacia contro un’ordinanza dell’Asl che gli aveva irrogato una sanzione pecuniaria a seguito del rinvenimento in farmacia di cinque ricette di specialità medicinali prive della data di spedizione, assumendo la violazione dell’art. 37 del Regolamento farmaceutico del 1938.

I giudici lombardi, ritenuta la loro competenza (l’Asl aveva eccepito in giudizio quella del giudice ordinario), ha respinto il ricorso con tre ordini di considerazioni di cui vale la pena dar conto.

In primo luogo, la decisione – richiamandosi anche a una pronuncia della Suprema Corte (sent. 9056/2001) - precisa che, pur essendo previsto l’obbligo degli organi addetti alla vigilanza di verbalizzare le dichiarazioni rese dal trasgressore, nessuna disposizione richiede la presenza di quest’ultimo durante lo svolgimento delle operazioni di accertamento dell’infrazione imponendo soltanto la raccolta delle sue eventuali dichiarazioni ove sia presente e sempreché egli intenda renderle; e, quanto alla garanzia del contraddittorio, è assicurata dalle disposizioni specifiche della l. 689/81, che, ferma la tempestiva formale contestazione da parte dell’amministrazione procedente, gli permette di produrre memorie e documenti e anche di essere ascoltato prima dell’adozione di qualunque provvedimento sanzionatorio. Il secondo aspetto messo in rilievo dalla sentenza (sul quale peraltro non constano precedenti di giurisdizioni superiori) riguarda il ruolo del titolare di farmacia in una fattispecie come questa, che il Tar ritiene però responsabile principale e non in solido (con l’eventuale diverso autore materiale) della violazione, perché – ai sensi del primo comma dell’art. 122 del TU.San. 1934 – è sotto la sua responsabilità diretta che viene effettuata la vendita al pubblico dei medicinali (cui evidentemente, secondo il Tar, atteneva la fattispecie), e quindi nel caso qui deciso gli accertatori non erano tenuti a ricercare e/o identificare un qualsiasi altro trasgressore.

Da ultimo, siamo alle considerazioni più strettamente inerenti al fatto contestato e che possono suscitare un più ampio dibattito.

Ha in particolare sostenuto il ricorrente – e non certo per mero tuziorismo, perché la deduzione non è affatto campata in aria ed è stata anzi ben articolata dalla sua accorta difesa – che, pur non rinvenendosi nell’art. 37 del Reg. 1938 alcuna distinzione con le ricette che prescrivono specialità medicinali, l’obbligo di annotare la data di spedizione (oltre al prezzo praticato) pare doversi ragionevolmente circoscrivere alle ricette di preparazioni magistrali.

A quel tempo una disposizione del genere poteva invero preoccuparsi soltanto di galenici essendo sostanzialmente agli albori la specialità medicinale, senza contare che la ratio della previsione di un obbligo di annotazione sulla ricetta della data di spedizione – e del prezzo del farmaco – sembrava (come dunque sembrerebbe ancor oggi, dato che la norma è tuttora in vigore) più che altro quella di assicurare il controllo della scadenza del medicinale, che invece la specialità medicinale, al pari del prezzo, deve recare per altra disposizione di legge sulla sua stessa confezione.

Queste tesi, suffragate anche da qualche autorevole precedente giurisprudenziale (in particolare, Cons. Stato 5574 /2009), non sono state tuttavia fatte proprie dal Tar lombardo che, dopo averle sbrigativamente confutate, ha finito per appiattirsi su altre decisioni di segno opposto (vengono citate: Consiglio di Stato 5054/2011 e lo stesso Tar n. 810/2008), rilevando: a) che anche nel 1938 i farmaci di preparazione industriale erano conosciuti; b) che il d.lgs. 539/92, pur avendo introdotto una disciplina riservata alle ricette di specialità medicinali, non detta norme incompatibili con l’art. 37, che dunque è in ogni caso ancor oggi pienamente vigente; c) che, infine, l’apposizione della data sulla ricetta non può ritenersi funzionale all’individuazione della scadenza del farmaco, perché essa si effettua quando la ricetta viene utilizzata e non quando il farmaco è preparato.

Come si vede, su questo punto la giurisprudenza – anche quella del Consiglio di Stato – è perfettamente divisa al suo interno e non possiamo pertanto sapere come la penserà l’Adunanza plenaria, se sarà chiamata un giorno ad occuparsene, ma non sarebbe un male rimettere un po’ d’ordine anche nel Reg. 1938 con interventi mirati a chiarirne espressamente qua e là la sfera di operatività.

Per quanto ci riguarda, siamo d’accordo con il Tar sui due primi ordini di considerazioni, anche quindi sulla responsabilità personale ascritta al titolare di farmacia nella vicenda, che ci pare infatti sussumibile sia nell’art. 122 TU., come ha rilevato la sentenza, ma anche nell’art. 119; non era del resto qui in discussione uno degli atti tipici della professione di farmacista (per ciò stesso ascrivibili soltanto al loro autore), come, su tutti, la spedizione di una ricetta, ma una condotta (se si vuole, omissiva) – la detenzione in farmacia di ricette prive della data di spedizione – attinente per un verso alla “vendita al pubblico di medicinali” e coinvolgente per l’altro la responsabilità (del titolare) del“regolare esercizio della farmacia”. Un profilo, in definitiva, di responsabilità non oggettiva, ma diretta.

Qualche dubbio è lecito invece sulle affermazioni del Tar con specifico riguardo all’art. 37, dato che l’interpretazione della norma e l’individuazione della relativa sfera di applicazione devono certo tener conto anche di un adeguato suo previo inquadramento di ordine storico-sistematico; d’altra parte, se pure è vero che il Regolamento farmaceutico del 1938, e prima ancora lo stesso TU. del 1934, sono stati concepiti ponendo mente a una farmacia come dispensatrice, in primo luogo, di medicinali predisposti al suo interno e/o a sua cura, è anche incontrovertibile che di specialità medicinali si parla espressamente anche in quei testi, e quindi – se pure grandiosamente formalista – le conclusioni del Tar possono avere un qualche fondamento.

Fatto sta che su questo aspetto centrale la partita resta naturalmente aperta, anche se – men che meno di questi tempi – può spiegarsi la conservazione nell’esercizio di ricette prive della data di spedizione, perché non bisogna neppure dimenticare che le sanzioni pecuniarie possono rivelarsi oggi molto robuste, come quella (euro 9.294,00 più euro 96 di spese procedimentali) irrogata a quel titolare di farmacia.

Gustavo Bacicalupo
Studio Sediva
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R.Siniscalchi
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MessaggioOggetto: La bilancia della giustizia è eguale per tutti ma con pesi e misure diversi!   Dom Ott 14, 2012 9:59 pm

Ma l'on. Palagiano non fa parte dello stesso partito (IDV) di cui l'on. Antonio Di Pietro, ex magistrato e profondo conoscitore della legge, è Presidente?

Forse mi son perso qualcosa?

Ma non è l'on. Di Pietro che in un video appella il suo pupillo - Vincenzo Maruccio, calabrese di Vibo Valentia, 34 anni, iscritto nel registro degli indagati dalla Procura della Repubblica di Roma con l’accusa di peculato - con le seguenti parole: "... Per l’amor di dio, caro Vincenzo, sappiamo bene tutti, e mi viene da piangere nel dirlo, che l’innocenza deve valere fino a sentenza penale passata in giudicato. ..."?!

http://www.youtube.com/watch?v=30Dc1EEYnmA&feature=player_detailpage#t=192s

Ipotizziamo per un attimo che l'emendamento dell'on. Palagiano oggi valga per tutti, e magari fosse stato fatto passare come era stato presentato, e cioè che la procedura punitiva prevista in esso dovesse essere attuata con la sola imputazione di reato; come si troverebbe l'on. Di Pietro a gestire lo scandalo che ha investito l'IDV?

In un afflato di onestà e generosità, metterebbe mano al suo portafogli per rimborsare i cittadini italiani di quanto un suo collaboratore ha "ipoteticamente" rubato, aspettando la fine del procedimento penale in cui è accusato come correo?

In pratica, sarebbe egli disposto a rispondere di fronte alla legge, poiché come presidente del suo partito non poteva non sapere, degli errori dei suoi collaboratori, sia in buona che in mala fede?

Non è questa l'accusa da egli consumata nelle aule dei tribunali quando inquisiva politici e dirigenti, pubblici e privati, nell'inchiesta tangentopoli?

Forse è vero che la bilancia della giustizia è eguale per tutti, ma quando viene usata ci sono pesi e misure diverse per i diversi imputati!
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CATONE IL CENSORE



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MessaggioOggetto: Re: Lettera aperta all'on. Antonio Palagiano (IDV).   Mar Ott 16, 2012 12:07 pm

SI PERPETUA L'ODIO SENSA FINE VERSO I FARMACISTI !

Perchè ?

L'inabilitazione alla cessione del diritto ha come presupposto la condanna di primo grado (mentre per i medici viene escluso ogni provvedimento inabilitativo con apposita invenzione di: "colpa lieve") e c'è tutto il tempo per la vendita, il trust, la costituzione di società (o marionettista)e la cessione è, tralaltro, inibita inter vivos e non mortis causa.
Un buco nell'acqua alimentato dalla persistente caccia alle streghe !

Buon lavoro a tutti, in attesa che Balduzzi vada via dalle balle visto che è un Ministro della Sanita' che insiste a definire gli assistiti "Clienti" e a pensare che la farmacia si sosterrà sulla competizione tra titolari con fornitura gratuita dei servizi, eliminando le "cianfrusaglie" che prima erano esclusività degli esercizi di poi .... ovunque; moltiplicando gli esercizi impoverendoli con un provvedimento definito "cresci Italia" !
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R.Siniscalchi
Farmacista M.S.F.I.


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MessaggioOggetto: Re: Lettera aperta all'on. Antonio Palagiano (IDV).   Gio Ott 18, 2012 11:41 am

Come volevasi dimostrare, ecco qui, fresca fresca, una notizia apparsa su "Ilfarmacistaonline.it".

Adesso, chiarito il mio pensiero a riguardo dell'emendamento presentato dall'onorevole, mi aspetto che costui faccia altrettanto per giustificare le criticità emerse a riguardo. Soprattutto la disequità di esso rispetto alle varie categorie di professionisti e soggetti che interagiscono con la pubblica amministrazione e il SSN.

*****************************************************

Denaro e regali costosi da un’impresa del farmaco. Indagati 67 medici


L'operazione dei Nas ha permesso di scoprire un’organizzazione di informatori scientifici che, per incrementare le vendite di alcuni farmaci, dava o prometteva somme di danaro e regali di valore a medici di strutture ospedaliere pubbliche e private di 15 Regioni. Le prescrizione riguardavano soprattutto i bambini.
17 OTT - Controlli a tappeto in 15 Regioni di Italia sull’attività degli informatori scientifici di una nota azienda farmaceutica che avrebbero dato vita a una “collaudata e vasta” organizzazione che, per incrementare le vendite di alcune tipologie di farmaci, dava o comunque prometteva somme di danaro, viaggi di piacere all’estero, oggetti di valore ed altro a medici di strutture ospedaliere pubbliche e private del territorio nazionale, per oltre mezzo milione di euro, giustificandole con falsa documentazione che attestava la dazione di danaro per attività di consulenza o di studio, di contributi a congressi o seminari e/o come viaggi per partecipazioni a meeting internazionali. Nell’operazione risultano coinvolti e indagati 67 medici, a carico dei quali, dalle prime ore della mattinata, circa 300 carabinieri del Nas e dei Comandi Provinciali stanno eseguendo 77 perquisizione.

Le informazioni arrivano da una nota dei Nas di Bologna, che coordinati dalle Procure della Repubblica di Rimini e Busto Arsizio ha condotto l’indagine. Il nome dell’azienda farmaceutica non è stato reso noto. La nota dei Nas spiega però che “i reati per cui si procede vanno dall’associazione a delinquere, alla corruzione, all’istigazione, alla corruzione, alla truffa in danno del Servizio Sanitario Nazionale, dal falso al comparaggio. Gli informatori scientifici, infatti, sollecitavano i medici indagati (specialisti in nefrologia, endocrinologia e pediatria) ad aumentare le prescrizioni di alcuni farmaci, con l’inserimento in terapia di nuovi pazienti, promettendo danaro o altri beni materiali. In alcune circostanze, i medici non esitavano ad aumentare le somme pretese talché alti dirigenti dell’industria farmaceutica incontravano personalmente i medici”.

Le perquisizioni odierne sono finalizzate a verificare se le prescrizioni dei farmaci siano state appropriate in relazione alle patologie dei pazienti curati e in special modo per i pazienti pediatrici. “Infatti – conclude la nota dei Nas - , è emerso che proprio i piccoli pazienti erano al centro degli accordi corruttivi con prescrizione di dosaggi ben al di sopra delle indicazioni terapeutiche”.
17 ottobre 2012
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R.Siniscalchi
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MessaggioOggetto: Re: Lettera aperta all'on. Antonio Palagiano (IDV).   Sab Ott 20, 2012 9:49 am

Da "Filodirettofederfarma.it":

19/10/2012 13.00.22

Sanità: medici indagati; c'era tariffario, 2.000 euro a bimbo
Un vero e proprio tariffario per piazzare ormoni in surplus ai bambini. E' emerso anche questo dall'inchiesta condotta dai Nas e coordinata dalle Procure di Bologna e Busto Arsizio e che vede indagati 67 medici di ospedali pubblici e privati e 12 informatori scientifici. Gli informatori farmaceutici applicavano puntualmente il tariffario: oltre duemila euro per ogni nuovo paziente, tra cui molti bimbi. Ma per i medici non c'erano solo soldi o regali. All'Umberto I di Roma, ad esempio, per alcuni medici la merce di scambio erano anche stipendi in nero e false attestazioni di partecipazione a congressi a New York per giustificare le assenze dal servizio. Il tutto in cambio di 60 nuovi pazienti a cui prescrivere un farmaco per l'ormone della crescita. Dall'inchiesta del Nas è emerso comunque che la 'tariffa' versata dagli informatori farmaceutici variava a seconda del tipo e della durata della terapia. Alcune somme di denaro e regali venivano anche ricevuti preventivamente con la promessa di nuovi pazienti. Inoltre ai medici venivano anche regalati vestiti, computer e viaggi. Tra i farmaci prescritti soprattutto ai bambini, alcuni in sovradosaggio e abbastanza costosi, c'erano l'Omnitrope, un ormone della crescita con il principio attivo della Somatropina, e il Binocrit, un farmaco che fa aumentare la produzione di globuli rossi. Entrambi sono utilizzati come anabolizzanti e considerati sostanze dopanti. (ANSA).
(ndr.: la notizia è ripresa da numerosi quotidiani)
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MessaggioOggetto: Re: Lettera aperta all'on. Antonio Palagiano (IDV).   Sab Ott 20, 2012 10:19 am

FARMACISTI 

(ART. 11-Bis) testo integrale approvato:
Al comma 811 *dell’art. 1 legge n.296/2006 (in materia di truffe a carico del SSN) è aggiunto infine, il seguente periodo “L'autorizzazione sanitaria all'esercizio della farmacia, in caso di condanna con sentenza di primo grado per i fatti disciplinati dal presente comma non può essere trasferita per atto tra vivi fino alla conclusione del procedimento penale a seguito di sentenza definitiva.
 
 
*811. Qualora il farmacista titolare di farmacia privata o direttore di una farmacia gestita da una società di farmacisti ai sensi dell'articolo 7 della legge 8 novembre 1991, n. 362, e successive modificazioni, sia condannato con sentenza passata in giudicato, per il reato di truffa ai danni del Servizio sanitario nazionale, l'autorità competente può dichiarare la decadenza dall'autorizzazione all'esercizio della farmacia, anche in mancanza delle condizioni previste dall'articolo 113, primo comma, lettera e) *, del testo unico delle leggi sanitarie, di cui al regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265. La decadenza e' comunque dichiarata quando la sentenza abbia accertato un danno superiore a 50.000 euro, anche nell'ipotesi di mancata costituzione in giudizio della parte civile.
 
812. Quando la truffa ai danni del Servizio sanitario nazionale, accertata con sentenza passata in giudicato, e' commessa da altro sanitario che, personalmente o per il tramite di una società di cui e' responsabile, eroga prestazioni per conto del Servizio sanitario nazionale, e' subito avviata, sulla base delle norme vigenti, la procedura di risoluzione del rapporto instaurato con il Servizio sanitario nazionale; il rapporto e' risolto di diritto quando la sentenza abbia accertato un danno superiore a 50.000 euro, anche nell'ipotesi di mancata costituzione in giudizio della parte civile.
 
*per constatata,reiterata o abituale negligenza e irregolarità nell’esercizio della farmacia o per altri fatti imputabili al titolare autorizzato, dai quali sia derivato grave danno alla incolumità individuale o alla salute pubblica 
 
art. 7-8  legge 362/91 – Sull’oggetto esclusivo della gestione della farmacia - divieto di gestire altre attività ( parafarmacie ndr )- nota 6/9/2010 Ministero della Salute – Sospensione a Cura dell’Ordine non inferiore ad un anno – Pertinenza della competente autorità per la valutazione dei presupposti per l’applicazione della sanzione di cui all’art. 113 * (FOFI,  circ. 7584/2010)
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MessaggioOggetto: Re: Lettera aperta all'on. Antonio Palagiano (IDV).   Lun Ott 29, 2012 6:02 pm

Da non perdere questa puntata di "Report", su Rai 3, in streaming sul sito al seguente link:

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-35259be1-d161-443e-b23e-0b92e07f0dce.html
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MessaggioOggetto: Re: Lettera aperta all'on. Antonio Palagiano (IDV).   Ven Nov 02, 2012 11:33 am

Quando ho letto di Grillo che propone Antonio Di Pietro a futuro Presidente della Repubblica, scegliendolo come il meno peggio tra coloro che siedono in Parlamento, mi son sentito una costrizione allo stomaco e un senso di vomito.

Ma come, dopo aver avuto, nella trasmissione Report di Rai3, la prova provata dell'inconsistenza di un uomo che ha commesso atti per i quali, nell'inchiesta tangentopoli, ha accusato e arrestato altri, lo si propone a Capo dello Stato e rappresentativo di un popolo?

Fosse anche concesso che non vi siano stati reati penali commessi da Di Pietro nell'intestarsi appartamenti, poi affittati al proprio partito (IDV) al fine di pagare il mutuo con i denari ricevuti, è questa pratica eticamente corretta o pura prassi politica?

Supponiamo di trovarci a un ricevimento e, essendo consentito prendere quel che si desidera al tavolo del buffet, continuiamo a riempirci il piatto con più di quel che ci abbisogna e in grado di mangiare.
Ritenete sia cosa moralmente giusta ed educata quando appena fuori della sala vi sono cittadini che fanno letteralmente la fame?
E magari sono proprio quei cittadini che hanno consentito inconsapevolmente, a coloro che si stanno abbuffando, di entrare in quella sala con la speranza di ricevere delle briciole!

Voglio dire, non si tratta di azioni che il Movimento 5 stelle dovrebbe aborrire?

Ma allora, delle due l'una: o Grillo ha fatto una gaffe, o ha volutamente sondato il terreno politico/mediatico per far emergere gli effetti che avrebbe avuto la proposta della candidatura di Di Pietro e poi farla bruciare dai suoi sostenitori. Anche se ciò gli avrebbe attirato critiche feroci, ma alle quali si può sempre far ammenda.

Spiace dirlo ma ciò mi sa tanto di onanismo, o per dirla facile, di “coitus interruptus”!
Ci provo, ci vado a letto, e se non esce incinta è per volere di altri, al di sopra di me, e non mio.

Io spero nella prima ipotesi, poi fate voi.
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