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 Il numero quattro.

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AutoreMessaggio
R.Siniscalchi
Farmacista M.S.F.I.


Maschile Numero di messaggi : 127
Località : Cagnano Varano (FG)
Data d'iscrizione : 03.04.08

MessaggioOggetto: Il numero quattro.   Lun Mag 13, 2013 1:01 am

Quattro.
Il numero quattro. Da alcuni giorni questo pensiero mi assilla la mente.
Da perfetto individualista, e per deformazione professionale, prediligo i numeri primi, i dispari, divisibili per uno e per se stessi. So di tradire una vena di puro egoismo, ma confermo la mia scelta.

D'altronde non è tale il tre, il numero perfetto?
Per i pitagorici, fusione del pari (due) e del dispari (uno), per i religiosi (sono frequenti le triadi divine) dalla Trimurti induista, Brahma, Shiva, Vishnu, alla Trinità del Cristianesimo; anche per i Cinesi il tre è perfetto, in quanto numero della totalità cosmica: cielo, terra, uomo.

Tre sono le dimensioni dello spazio. E tre e i suoi multipli hanno un valore simbolico anche nella Divina Commedia (tre cantiche, trentatré canti, nove gironi infernali).

Quindi, perché quattro?
Tutto è riconducibile a un articolo di Luigi Zingales, pubblicato l'11 dicembre 2011 su “L'Espresso”, che ha involontariamente attinto la mia attenzione in una personale ricerca sulle relazioni sociali tra notabili nei paesi dell'Italia risorgimentale, dopo l'unificazione.
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/o-via-le-caste-o-si-muore/2169125#commentatutti

In esso, l'esimio economista e accademico italiano, descrive un quadro impietoso delle “lobby italiane” colpevoli, a suo dire, di pietrificare la crescita economica e l'evoluzione culturale della società nel Belpaese.

Evito il facile sarcasmo sull'enunciato, meritevole di altri spazi e indubbia capacità di sopportazione nel lettore. Soprattutto alla luce di quanto poi accaduto al movimento politico (Fermare il Declino), fondato con il giornalista Oscar Giannino e altre personalità. Quest'ultimo candidato Premier alle scorse elezioni, che, dopo una rapida ascesa in termini di visibilità e numero di aderenti, è rovinosamente caduto sui suoi falsi titoli accademici vantati. Non c'è quindi da stupirsi del pressapochismo esibito da Zingales nell'articolo.

Egli elenca minuziosamente i rappresentanti dell'attuale sfacelo - “... Il notaio, il farmacista, il bancario, l'avvocato e il presidente della fondazione (bancaria n.d.a.) ...” - e il luogo nel quale perpetuano il loro sodalizio - “ ...si trovano tutti a prendere l'aperitivo al bar centrale (della piazza n.d.a.), anche quello tramandato di padre in figlio ...”.

Sorprende oltremodo la sua ignoranza sulla geometria urbanistica delle città italiane, vincolate per ragioni storico culturali in una crescita a raggiera dalla piazza, sovrastata dal potere spirituale (la cattedrale) e quello temporale (il municipio), verso l'esterno delle mura medievali, a differire concettualmente da quelle statunitensi con un'evoluzione di strade intersecate ad assi cartesiani, in una scacchiera di isolati, democraticamente prive di un centro privilegiato ma, ciononostante, ricche di periferie degradate.

Forse, se non ci fosse stato quel luogo fisico ove periodicamente si riuniscono compratori e venditori, punto d'incontro sin dal dal Medioevo delle esigenze dei cittadini, venuti in piazza a fare la spesa per la settimana, e dell'offerta dei contadini, recatisi in città, non avrebbe avuto modo di propagarsi quell'esito sociale capace di autogenerarsi dall’interazione delle azioni individuali e designato col termine “mercato”.

Ancor più stupefacente è, però, la sua disattenzione sul numero quattro!
E si, perché quattro sono le figure che, dal Risorgimento a oggi, hanno permeato la vita sociale del popolo nei piccoli e numerosissimi paesi italici: il prete (potere spirituale), il sindaco (potere temporale), il maresciallo dei carabinieri (difesa e controllo del territorio), il farmacista (primo baluardo a tutela della salute).

Dimentico è della figura dei farmacisti nel Risorgimento e del loro ruolo nel processo di unificazione. Spesso le farmacie erano i posti dove si svolgevano riunioni segrete e si “cospirava” e in tanti misero in gioco e persero la loro stessa vita.*

Leggere, quindi, simili castronerie (mi si conceda l'eufemismo) da parte di un accademico, insignito nel 2012 dalla rivista Foreign Policy come uno dei cento pensatori più influenti al mondo, unico italiano oltre al Presidente della BCE Mario Draghi, rende particolarmente lecita la mia diffidenza e il sospetto che le onorificenze vengano distribuite, talvolta, come medaglie al valore in un campo di battaglia per il solo merito di aver salvato la pelle a discapito della verità!

Tuttavia l'articolo pubblicato sull'Espresso offre la possibilità di rimarcare la figura professionale cui appartengo e come sia stata, seppur con parsimonia, menzionata da altri pensatori, scrittori e registi.

Con parsimonia giacché il farmacista, nell'immaginifico collettivo, non è un elemento forte, carismatico, munito della durezza del soldato o il coraggio di un martire. Vive la sua opera tra il banco e il laboratorio e il magazzino. Elargisce consigli, vende medicinali. Punto e basta. E' una presenza sociale invisibile notata solo nell'assenza!

Leonardo Sciascia, ad esempio, riuscì a caratterizzarne la figura in un racconto, poi sceneggiato da Andrea Camilleri per la regia di Pino Passalacqua ed interpretato da Domenico Modugno, Sergio Castellitto e Gabriella Saitta. Il titolo, dall'omonimo testo, era “Western di Cose Nostre”.

… Ambientato nella Sicilia della prima guerra mondiale, tratta di un farmacista di paese figlio di poveri contadini, il dottor Nuara, che aveva intrapreso gli studi nella speranza che la nobile famiglia della sua fidanzata accettasse la loro storia. … La narrazione inizia con un incontro casuale, avvenuto 24 anni dopo quel distacco, tra il farmacista ed una ragazza rassomigliante in tutto e per tutto a quell'innamorata persa tanto tempo prima … .

La lettura è piacevole e l'interpretazione (del farmacista) di Domenico Modugno nel film, merita riguardo.

“... Sciascia non fa un'analisi, non condanna direttamente, ma accetta che i fatti, nella loro consequenzialità, parlino al lettore invitandolo a intervenire nel giudizio con considerazioni e riflessioni. ...”

E non è casuale menzionare Sciascia, unanimemente definito il più autorevole mafiologo del suo tempo. C'è un parallelismo tra l'isolamento mafioso, attuato nei confronti di chi dissente, e la falsità calunniosa verso coloro che resistono nel difendere diritti legalmente riconosciuti e disputati a compiacimento del proprio elettorato o per interessi economici dissimulati da teorie liberiste.

Con la stessa stregua andrebbero valutate le affermazioni di Zingales sulle presunte lobby e caste che, a suo personale parere, ottenebrano il nostro sviluppo economico futuro. Il tempo è signore e i posteri giudicheranno. Tuttavia, fino ad allora, sarebbe opportuno che simili menti restino, fugaci, a far danni all'estero.

***********************
* Ricordo Policarpo Bandini, titolare di una farmacia a Siena, iscritto all’associazione “Fratelli di Bruto”; Cesare Albertini, farmacista a Quingendole ed esponente della carboneria mantovana. Arrestato nel 1822 dalla polizia e condannato a morte nel 1823, ebbe la sua pena viene commutata a 15 anni di carcere duro nella famigerata prigione dello Spielberg (quella dove Silvio Pellico scrive “Le mie prigioni”) e lì muore dopo nove anni.
E ancora Rocco Morgante, farmacista di Fiumara (Reggio Calabria), Etevoldo Bocelli di Colorno (Parma), Epaminonda Farini, Luigi Guerri, Michele Filaci e tanti altri che hanno reso la farmacia un punto di riferimento importante, creduto nell’Unità d’Italia e contribuito a scrivere la storia del nostro Paese.
“...Anche tra i Mille di Garibaldi non mancano i farmacisti, venti secondo le cronache, anche se nell’elenco dei 1089 partecipanti fornito dal Ministero della Guerra, compaiono solo 9 nominativi di persone che, al momento della stesura dell’elenco o della loro morte in battaglia, svolgono la professione di farmacista, agente o garzone di farmacia.
In queste fasi turbolente i farmacisti assumono spesso anche una funzione culturale importante nella diffusione delle idee progressiste, ospitando e sostenendo i patrioti o svolgendo l’attività di giornalisti e tipografi di pubblicazioni “sovversive”. ( Paolo Betto)
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CATONE IL CENSORE



Numero di messaggi : 54
Data d'iscrizione : 19.04.12

MessaggioOggetto: Re: Il numero quattro.   Lun Mag 13, 2013 12:31 pm

Editorialista per il Sole 24 Ore con una rubrica sul settimanale L'Espresso, inserito nella lista redatta dalla rivista Foreign Policy dei 100 pensatori più influenti al mondo e’ l’inconsapevole (?)strumento dei capitalisti liberalizzatori, il suo compito e la sua azione da maître à penser, come guida morale e intellettuale che con i suoi scritti o i suoi discorsi vorrebbe orientare e influenzare una nazione, un gruppo o una società, sottintende la vecchia progettualità a difesa degli interessi della globalizzazione da un lato – il sole 24ore- (privatizzare tutto) e, nel contempo, impedire che il popolo possa ribellarsi, se a conoscenza dei fini di istituire organismi sovranazionali – EUROPA - (al solo fine di condizionare gli Stati nella libertà di legiferare, soprattutto nella nazionalizzazione di banche e multinazionali) o istituire una moneta europea per impedire che si faccia ricorso alla immissione di moneta nazionale senza parità di bilancio e i noti sacrifici consequenziali. Meglio che il cittadino attribuisca responsabilità alle vecchie “caste” ,chiudendogli gli occhi, che ai divulgatori delle liberalizzazioni.(L’espresso).
Vedremo le discussioni e la “presa di coscienza” del popolo tutto in occasione dell’annunciato referendum sull’euro,che, anche se perso, darà un forte contributo alle verità nascoste.
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