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 SERGIO DANIOTTI e il suo coraggio.

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R.Siniscalchi
Farmacista M.S.F.I.
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Maschile Numero di messaggi : 127
Località : Cagnano Varano (FG)
Data d'iscrizione : 03.04.08

MessaggioOggetto: SERGIO DANIOTTI e il suo coraggio.   Dom Feb 01, 2009 4:02 am

Faccio riferimento all'articolo di Sergio Daniotti, presidente dell'ANIFA, pubblicato da ABOUTPHARMA e ripreso con ampia eco, manco a dirlo, sul sito di farmacialibera.it ( http://farmacialibera.googlepages.com/daniotti.pdf ) dal titolo:
Più coraggio per l'automedicazione.

Dopo aver esultato all'invocazione "Santo Bersani subito", ora tocca a Daniotti essere beatificato dai soliti noti (FEF e MNLF).
Per la serie, ognuno pensa ai suoi interessi e che il cittadino si arrangi.
E' ovvio che l'aumento dei punti vendita consente alla fantasia e ai numeri di volare. Ma così non è.
Più punti vendita non vuol dire maggior sell-out. Forse per l'industria, non certo per il mercato. Soprattutto in una fase contrattiva e regressiva quale quella vissuta oggi.

Io credo che, se si vuole garantire un servizio sanitario adeguato ai cittadini, come Daniotti auspica, bisognerebbe intervenire su più fronti affinché migliori anche la qualità del servizio reso ai cittadini.

Sergio Daniotti asserisce: "A 30 anni dall'istituzione del Servizio Sanitario Nazionale, se vogliamo gettare le basi per la Sanità del futuro, occorre cambiare prospettiva perché ci muoviamo in un contesto che cambia velocemente e la domanda di tutela sanitaria e di servizi alla persona è destinata a crescere.”
Egli guarda esclusivamente in casa sua: farmacie, rete distributiva, legacci legislativi vari allo smercio indiscriminato di farmaci, ecc.

Evidentemente non vuol vedere quel che c'è di positivo ma solo la situazione che non può essere: la vendita indiscriminata di prodotti farmaceutici basata sulla convenienza e dettata dal far cassetto anziché filtrata dal consiglio e promossa dall'etica.

Parcheggiamo un attimo la farmacia e i suoi problemi e occupiamoci degli altri attori che intervengono sul palcoscenico della sanità italiana: ospedali e medici.

Per i primi non ci vuol molto a capire che se venissero razionalizzate le risorse e il personale lavorativo, oltretutto meglio pagato rispetto al privato (mi riferisco anche ai colleghi farmacisti), si avrebbero significativi risparmi e quindi più risorse da destinare allo stesso settore in cui si interviene, evitando o riducendo persino deleteri tagli di spesa.

Per i secondi (i medici), che godono di un sistema, questo si palesemente protetto, applicherei alcune semplici regole già in uso in altri stati europei (la Germania ad es.).
Una per tutte è quella di farsi affiancare nel lavoro, obbligatoriamente in caso di un numero stabilito di assistiti, da un para-medico (infermiere).

Aggiungerei la regola, forse scritta, ma che non viene applicata, della “libera scelta”.
Mi spiego meglio.
Perché, una volta scelto il medico, tale decisione del paziente/assistito resta “vita natural durante” (e a volte anche post-mortem), a meno che non nasca qualche screzio tra egli e il professionista?
Perché non far sì che tale fiducia debba essere periodicamente rinnovata, pena il non pagamento del corrispettivo dovuto al professionista?

Al più, nel caso di non rinnovo della scelta del medico da parte dell'assistito, si procederebbe automaticamente d'ufficio dandolo in carico al collega territorialmente competente e magari minimalista.
In tal caso, l'istituzione di una pianta organica per i medici, con una distanza minima da rispettare tra gli studi, non sarebbe più un'ipotesi tanto remota e palesemente arbitraria ma finalizzata a migliorare un servizio erogato a carico dello Stato.

Pensiamoci: un miglior servizio dettato da una maggior concorrenza.
Perché non lo si fa o non viene proposto da parte dei capoccioni dell'industria farmaceutica?
Ma come? E' semplice, no?
Vi è un palese conflitto d'interessi.
A chi verrebbe voglia di pestare i piedi ai professionisti che, fino ad oggi, hanno garantito prescrizioni e fatturati.
Come la prenderebbero i medici generici tale proposta?
Vi immaginate, di fronte a una simile ipotesi governativa, la faccia del segretario del sindacato della FIMGG. Passerebbe dalla colorazione verde al grigio topo, probabilmente sproloquiando che in tal guisa verrebbe meno il rapporto fiduciario con il medico di famiglia, non vi sarebbe la dovuta continuità terapeutica, andrebbe persa l'anamnesi del paziente, ecc., ecc.

Di sicuro non vi sarebbero assistiti fantasma, prestazioni a individui deceduti, e, probabilmente, il medico si recherebbe più spesso a casa di quegli anziani i quali, impossibilitati a muoversi, sono costretti a delegare badanti e/o parenti per la loro continuità assistenziale e le prescrizioni per le prestazioni farmaceutiche.
In conclusione, maggior concorrenza nell'erogare un servizio migliore.

Più che di coraggio, Daniotti dovrebbe scrivere di codardia.

Affrontare il tema della sanità pubblica, avvicinandosi in maniera unilaterale alle problematiche che produce per stimolare l'interesse politico esclusivamente verso un solo fronte, denota un aspetto ruffiano e opportunista che mal si concilia con il fine, proclamato, di tutelare i cittadini e il loro diritto alla salute.

Cordialità, Dr. Raffaele Siniscalchi.
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