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 L'Ospedale ideale. L'Ospedale reale.

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AutoreMessaggio
R.Siniscalchi
Farmacista M.S.F.I.


Maschile Numero di messaggi : 127
Località : Cagnano Varano (FG)
Data d'iscrizione : 03.04.08

MessaggioOggetto: L'Ospedale ideale. L'Ospedale reale.   Sab Gen 05, 2013 9:14 pm

Una signora, accompagnata dal marito, nottetempo, si reca precipitosamente, con i suoi bambini (il primo di sette anni e l'altro di cinque mesi) in ospedale.
Entrambi avevano la febbre alta (circa 39.5 gradi C.).
Se chiesto, non avrebbe saputo dire per quale dei suoi due figli fosse più preoccupata.
Il maggiore da piccolino, in un simile frangente, andò incontro a convulsioni, e lei temeva la stessa cosa per il neonato che stringeva amorevolmente, tutto infagottato, a se. .......

L'Ospedale ideale.
..........
Appena giunti all'accettazione del pronto soccorso, mentre il medico di guardia provvedeva a visitare i piccoli pazienti, il marito comunicava tutti i dati richiesti all'addetto dell'accettazione.

Una ventina di minuti dopo, la giovane mamma, accompagnata dal medico che aveva visitato i suoi figli, visibilmente tranquilla e rassicurata per lo stato di salute dei bimbi, veniva licenziata con la prescrizione dei farmaci del caso e istruita sulla terapia da attuare, ma non senza aver fornito il proprio recapito telefonico al quale, il pediatra di turno, l'indomani mattina, avrebbe chiamato per accertarsi dello stato di salute dei piccoli pazienti.

Il medico, prima di salutarla, ci tenne a precisare che per qualsiasi evenienza (aggravamento o sospetto di peggioramento della malattia) avrebbe dovuto, quella notte, informare il pronto soccorso (citando il proprio nome e il numero del foglio di dimissione) o recarvisi di nuovo, ma tuttavia, trattandosi di una patologia influenzale stagionale curabile a casa, non era opportuno ricoverare i bambini.
Anche per non esporli a eventuali sovrainfezioni batteriche ospedaliere, facilmente contraibili in corsia.

L'Ospedale reale.
............
Appena giunti all'accettazione del pronto soccorso veniva chiesto il motivo della loro venuta.
La povera donna, tesa e preoccupata, sollecita la presenza di un medico per far visitare i suoi figli febbricitanti.
L'operatore con calma e tono deciso indica una saletta ove attendere l'arrivo del dottore, poiché impegnato in altra visita, e esige i documenti sanitari dei piccoli pazienti.

Dopo circa dieci minuti, il pediatra di turno visita i due bambini e chiarisce trattarsi di una banale influenza da curare a casa. Puntualizza che non era necessario recarsi al pronto soccorso di un'ospedale, e invita la giovane madre a rivolgersi, l'indomani mattina, alla sua pediatra.
Nel frattempo, la somministrazione di un antipiretico, ritiene sia più che sufficiente.

Prima di andar via, alla donna viene comunicato che il suo caso rientra nei cosiddetti “codici bianchi”, per i quali non è prevista ospedalizzazione.
Nessuno la avverte che i soggetti minori dell'età di quattordici anni sono esentati dal pagamento del ticket. Circa venticinque euro per ogni bimbo.

Qualche giorno dopo le condizioni del più piccolo peggiorano, la febbre non accenna a diminuire, e, poiché nell'ospedale ove avvenne la prima visita non c'è posto, la madre e il piccolino vengono dirottati in un'altra struttura.
Lì i medici riscontrano una forma di bronco-polmonite con focolai infettivi diffusi.

Dopo circo quattro giorni di ricovero, madre e figlio vengono invitati a continuare le terapie intraprese nella propria dimora, poiché, essendoci in corsia molti casi di gastroenterite, l'ambiente casalingo per il neonato veniva ritenuto più sicuro.

******************************************************

Se qualcuno pensa che questa sia una storia inventata, posso solo affermare che la donna citata è una mia conoscente, risiede in Emilia Romagna, e mi ha ripetutamente telefonato per chiedermi delucidazioni su come attuare le cure prescritte.
Purtroppo la pediatra era assente e la sostituta, priva dell'auto, non era stata in grado di visitare per tempo, a domicilio, il figlioletto!
Non aggiungo altro in quanto non ritengo giusto violare la privacy di una famiglia, già provata, pur godendo della loro piena fiducia e consenso.
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